Quando hai 100 anni di vita e 93 edizioni di esperienza, come lo Csio di Roma, ne hai viste passare di cose.
Di ogni ogni colore, di ogni sapore, belle e brutte: altre sorprendenti e inaspettate, come la vittoria della Turchia nella Coppa delle Nazioni del 1938.
Uno smacco notevole per gli squadroni tedesco e italiano, ma anche un successo che la Turchia aveva costruito con pazienza e determinazione, certo non un frutto del caso.
Le prime Olimpiadi a cui partecipò la selezione turca furono quelle di Berlino nel 1936: in quella occasione il capitano Cevat Kula della squadra equestre turca, allenata dal maggiore Albert Taton, si classificò sesto assoluto.
Dopo le Olimpiadi di Berlino, nelle competizioni tenutesi nella regione di Aquisgrana, in Germania, il miglior risultato fu ottenuto dal Tenente Saim Polatkan, che si classificò ottavo nella competizione “Premio Città di Aquisgrana”.
Dopo queste competizioni, la squadra nazionale turca partecipò alle gare internazionali di salto ostacoli di Parigi e Londra nel 1937 e ottenne rispettivamente il quinto e il settimo posto.
Il Tenente Eyüp Öncü della squadra nazionale turca vinse il primo posto nel “Premio Re Giorgio V” nelle competizioni individuali tenutesi a Londra e il secondo posto nella gara di salto.

Dopo il tour del 1937, la squadra equestre nazionale intraprese un altro tour europeo nel 1938, visitando Nizza, Roma e Varsavia.
La più importante di queste gare, attesa con impazienza dal mondo e con la partecipazione di famosi cavalieri, fu la Coppa d’Oro delle Nazioni Mussolini.
Nelle competizioni tenutesi a Nizza, prima tappa del torneo, la squadra nazionale turca si classificò seconda nella gara “Premio della Cavalleria Belga” e prima nella gara “Premio dell’Esercito Polacco” .
In Francia, Cevat Gürkan vinse il primo posto nella gara “Coppa delle Nazioni dell’Esercito Polacco” e Cevat Kula si è classificato terzo nella “Premio di cavalleria portoghese” .
Sebbene la Turchia fosse stata invitata alla Coppa d’Oro delle Nazioni Mussolini già dal 1926, non poté parteciparvi regolarmente a causa della mancanza delle necessarie risorse finanziarie.

La Turchia iniziò a partecipare a queste competizioni nel 1936, ottenendo il suo successo più significativo allo Csio di Roma del 1938, mettendo il sigillo sportivo alla storia di una nazione che ricorda spesso, tradizionalmente, di essere ‘nata a cavallo’.
Le Competizioni Equestri Internazionali di Roma iniziarono il 1° maggio 1938.
In questo primo giorno di competizione, la squadra nazionale turca conquistò un grande successo: il capitano Cevat Kula è arrivato secondo, il capitano Cevat Gürkan è arrivato terzo e il tenente Saim Polatkan è arrivato quarto.
L’attesissima Coppa d’Oro delle Nazioni di Mussolini, svoltasi il 2 maggio 1938, coincise con la visita di Hitler in Italia.
In quegli anni in cui lo sport si era trasformato in uno strumento di propaganda politica per Germania e Italia, sia Hitler che Mussolini consideravano tali eventi internazionali un’occasione imperdibile per dimostrare al mondo la superiorità delle loro nazioni.
I favoriti sembravano scontati.
La Germania schierava Kurt Hasse, campione olimpico di Berlino 1936, l’Italia gareggiava in casa, sostenuta dall’apparato del regime e da una struttura equestre imponente.
La stampa italiana e tedesca parlava quasi esclusivamente di loro.
La Turchia? Quasi ignorata, ma fu proprio la squadra turca a firmare la sorpresa.
Il team composto da Cevat Kula su Güçlü, Cevat Gürkan su Yıldız, Eyüp Öncü su Ünal e Saim Polatkan su Çakal riuscì a battere tedeschi, italiani, irlandesi e romeni in una delle gare più difficili e simboliche dell’epoca.
Un risultato che lasciò interdetta la stampa europea.
I giornali italiani parlarono apertamente di “sorpresa turca”, quelli tedeschi attribuirono il risultato alla fortuna o a un margine minimo. Ma intanto la classifica era lì, nero su bianco: la Turchia aveva vinto.
E il dettaglio più straordinario arrivò subito dopo: fu Benito Mussolini in persona a consegnare la coppa ai cavalieri turchi, congratulandosi con loro davanti a oltre centomila spettatori presenti a Piazza di Siena.

Un’immagine quasi cinematografica, ma dietro quella vittoria sportiva c’era qualcosa di più profondo.
Secondo la ricostruzione storica pubblicata recentemente dalla studiosa Şakire Çimenli, il successo turco rappresentò anche una risposta simbolica all’Europa totalitaria degli anni Trenta.
Mentre Germania e Italia utilizzavano lo sport come strumento ideologico, la Turchia di Atatürk cercava di presentarsi come una nazione moderna, occidentale e pacifica e non a caso, al ritorno in patria, i cavalieri vennero accolti come eroi.

Qui le fonti storiche, dal centro documentaizone Università Ataturk e qui e qui notizie equestri recenti dalla Turchia.
























